IL PROGETTO
Introduzione
Due linguaggi, due epoche, due modi di essere nel mondo e nell’arte, intrecciati da un sottile e profondo filo rosso: quello del sangue.
Un legame di parentela che si fa legame artistico in un suggestivo dialogo tra passato e presente, tra pittura e fotografia, tra spazio e tempo. Il fotografo Andrea Pacanowski riporta alla vita le opere di Felicia Pacanowska (Łódź 1907 - Roma 2002), pittrice dell’École de Paris e sua parente stretta, in un progetto che fonde memoria personale e creatività contemporanea.
Il lavoro, in collaborazione con il graphic designer Stefano Zingaro, si spinge oltre l’omaggio alla pittrice, creando una sintesi tra forme espressive solo in apparenza diverse.
Pakanowska/Pakanowski è una fusione alchemica in cui la pittura si rinnova attraverso la lente fotografica e la fotografia si arricchisce dell’intensità emotiva e materica della pittura. È un’osmosi di forme e colori che fa riecheggiare il movimento artistico del ‘900, reinventandolo in chiave contemporanea.
Le immagini diventano vive, si trasformano in un continuum fluido, tridimensionale, in cui il linguaggio della fotografia si smaterializza, superando i suoi confini tradizionali. La metamorfosi dell’immagine non è soltanto visiva ma quasi sensoriale così da creare un viaggio per lo spettatore: il viaggio in un universo in cui il tempo sembra sospeso e ogni dettaglio rimanda a qualcosa di più profondo e ancestrale.
Ertilia Giordano
Ho sempre nutrito profonda ammirazione per il lavoro di mia zia Félicia, un’artista la cui figura ho potuto conoscere solo marginalmente, poiché risiedeva a Parigi.
Diversa da mio padre per temperamento, Félicia era riservata e poco incline alle relazioni interpersonali, con un carattere complesso. Ricordo che, durante le visite, era quasi impossibile accedere alle sue opere: ne era particolarmente protettiva e gelosa. Anche il rapporto con i mercanti d’arte risultava complicato perché molto diffidente.
Félicia fu parte integrante della corrente dell’École de Paris, un movimento che, pur non riferendosi a una vera e propria scuola, racchiudeva la pluralità di artisti, molti di religione ebraica come mia zia, provenienti dalla Russia, dalla Polonia e dall’Europa centrale. Questi artisti trovarono a Parigi il luogo ideale per le loro esperienze creative, abitando la città sin dagli inizi del XX secolo e contribuendo significativamente all’evoluzione delle diverse fasi dell’arte moderna.
Solo dopo la sua scomparsa ho potuto apprezzare appieno la vastità del suo lavoro: dalle incisioni all’acquaforte, dalla pittura alla grafica e persino alla scultura. Félicia combinava con maestria varie tecniche e procedimenti di stampa, dimostrando una versatilità che ne caratterizza il valore artistico. La considero un’artista poliedrica e di grande talento, il cui carattere complesso si rifletteva in un’opera segnata da genio e originalità.
I suoi primi lavori, di natura figurativa, evolvono dall’espressionismo al cubismo, per poi avvicinarsi progressivamente all’astrazione, soprattutto nei lavori grafici.
In questo progetto ho cercato di mettere a confronto due generazioni, unite dalla familiarità con l’arte, sempre presente nel nostro ambiente. Nei lavori figurativi, mi sono immaginato al suo fianco, intento a ritrarre una modella: senza alterare l’opera originale, ho reinterpretato le sue creazioni integrando corpi femminili, con l’intento di ridare vita ai suoi soggetti.
Per le opere astratte, ho esplorato un’interpretazione personale, in stretta collaborazione con il graphic designer Stefano Zingaro, sperimentando nuove soluzioni compositive tra colori, forme e materiali, fino a creare opere di natura più grafica e selettiva. Il prossimo passo sarà concentrarmi anche sulle nature morte.
Spero di aver raggiunto l’intento di riportare in vita l’opera sofisticata e ricca di mia zia, creando un connubio armonioso con la mia fotografia pittorica. Questa ricerca è stato per me una splendida avventura, ricca di ricordi ed emozioni profonde.
Andrea Pacanowski